overlay Shopplan Pianterreno area
PT Pianterreno    |    PP Primo piano    |    SP Secondo piano

San Nicolò: una grande tradizione natalizia in Austria, ma anche in Italia e in molti altri Paesi

San Nicolò: una grande tradizione natalizia in Austria, ma anche in Italia e in molti altri Paesi

Un patrono e benefattore sospeso tra storia e leggenda, temuto dagli spaventosi 'Krampus' e amato dai bambini. È anche l'alter ego di Babbo Natale.

Mancano pochi giorni alla festa di San Nicola o Nicolò, uno dei santi della Chiesa orientale più popolari anche in Occidente e, in particolare, nella Mitteleuropa, dove è diffusa la tradizione, legata alla sua figura, del buon vescovo che porta doni come premio ai bimbi buoni nella notte tra il 5 e il 6 dicembre.
In tutta l’Austria, ma anche in molte regioni che nel corso della storia hanno fatto parte dell’impero asburgico, come il Tarvisiano (Udine) e i territori di Gorizia e Trieste, la tradizione di Santo NiKolaus è ancor oggi molto presente e davvero sentita.
A Vienna, ma anche in altre regioni dell'Austria, così come nella Valcanale, si festeggia l’inizio dell’Avvento con sfilate in costume capitanate da un bonario San Nicolò accompagnato dai Krampus, spaventosi diavoli che indossano maschere di legno e pelli di pecora, e che intorno alla vita portano pesanti cinte di cuoi a cui sono appesi campanelli. Naturalmente, tutto si risolve sempre per il meglio e il Santo, insieme ai Krampus, distribuisce doni e dolcetti ai più piccoli. Quest’anno, a causa dell’emergenza Covid-19, tutti gli eventi sono stati purtroppo sospesi o fortemente ridimensionati.
Questa festa tradizionale si svolge anche nelle scuole dell'infanzia di tutto il Paese d’oltralpe, dalla Carinzia a Vienna, dove San Nicolò/Nikolo va a trovare i piccoli allievi, controlla che abbiano lustrato bene le loro scarpe e poi li premia con un sacchettino stracolmo di cioccolatini, castagne, noci e altre strenne. È consuetudine che anche i genitori regalino qualcosa ai bimbi, ad esempio cioccolatini a forma di Nikolo o Krampus, e sacchettini in carta o iuta contenenti simpatici doni.

Un culto sentito, dalle origini antiche.

Forse non tutti sanno che il culto di San Nicolò trae origine dalla vicenda di San Nicola di Bari, noto anche come san Nicola di Myra (Asia Minore, 270-343 dC), vescovo greco venerato non solo dai fedeli dalla Chiesa cattolica, ma anche da quelli della Chiesa ortodossa e di diverse altre confessioni cristiane. Il culto di San Nicola/Nicolò si diffuse dapprima in Asia Minore (l'odierna Anatolia) nel VI secolo, tanto che a Costantinopoli gli furono addirittura dedicate 25 chiese. Una venerazione che nei secoli successivi si è estesa in tutto il mondo bizantino-slavo e in Occidente, comprese Roma e l'Italia meridionale.
Diventato nel Medioevo uno dei santi più popolari, nonché protagonista di molte leggende riguardanti miracoli, Nicolò deve la sua fortuna a una specifica circostanza. Si narra che egli, venuto a conoscenza di un ricco signore caduto in disgrazia che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione non avendo beni a sufficienza per farle maritare con decoro, abbia raccolto una notevole quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e l'abbia gettato nella casa dell'uomo in tre notti consecutive, così da permettere alle tre ragazze di avere la dote necessaria per sposarsi. C'è anche un'altra leggenda, piuttosto truculenta, che racconta di come il Santo fosse riuscito a riportare miracolosamente in vita tre bambini uccisi da un macellaio malvagio che voleva rivenderne le carni. Per questi episodi, San Nicolò è ritenuto un grande benefattore e un valido protettore, specialmente dei più piccoli. Secondo la tradizione, le reliquie del santo celebrato dalla Chiesa cattolica il 6 dicembre sono conservate a Bari e Venezia.

Un patrono per tutte le persone in difficoltà, venerato in tutto il vecchio continente.

San Nicolò è il protettore dei marinai, delle bambine, delle ragazze in età da marito, degli scolari, e in generale di chiunque si trovi in circostanze difficili o sfavorevoli. Inoltre, è il santo che tutela con benevolenza e generosità alcune categorie professionali, come pescatori, farmacisti, profumieri, avvocati, commercianti, nonché – cosa piuttosto curiosa - le vittime di errori giudiziari.
In Italia è il santo patrono di ben 274 comuni, mentre in Friuli-Venezia Giulia, oltre ad essere particolarmente venerato a Trieste, è anche il patrono di Amaro, Comeglians e Ligosullo in Carnia e di Coccau nella Valcanale.
San Nicolò è anche il patrono della Lorena, della città di Amsterdam e della Russia, ed è molto popolare in Francia, Belgio, Svizzera, Germania, Estonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Nei Paesi Bassi, in Belgio e in Lussemburgo, “Sinterklaas” (questo è il suo nome in quei Paesi) viene festeggiato nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, data in cui distribuisce doni. Il culto di San Nicola fu portato a Nuova Amsterdam (New York) dai coloni olandesi, sotto il nome di Sinterklaas, dando successivamente origine al mito nordamericano di Santa Claus, che in Italia è diventato Babbo Natale.

Il santo che doma i diavoli usciti dalla terra e sbucati delle foreste.

I “Krampus”, inquietanti creature della notte (interpretate da figuranti in costume), sono diavoli che scendono nelle città dopo essere sbucati dalle viscere delle montagne e dalle foreste proprio all'imbrunire del 5 dicembre, quando invadono le vie armati di fiaccole, scudisci e bastoni, urlando e richiamando l'attenzione con rumore di catene e campanacci e spaventando grandi e piccini. Riconoscibili per le lunghe corna, gli artigli, la lunga lingua rossa e le catene che li avvolgono, i Krampus sono a volte oggetto degli scherzi dei ragazzini, che li combattono con palle di neve e petardi, ricevendo in cambio sonore bastonate sulle gambe.
L'unico essere capace di domare questi orribili creature è proprio San Nicolò (che arriva solitamente a bordo di un carretto), il quale, grazie alla sua bontà e saggezza, rende i demoni mansueti come agnellini e li porta a distribuire dolci e altri doni ai bambini buoni.
Le sfilate dei Krampus e di San Nicolò, che di solito appare in paramenti vescovili, con una folta barba bianca e con il bastone pastorale in mano, sono diffuse in tutto l'Arco Alpino, dalla Svizzera all'Alto Adige, dal Trentino alla Slovenia e alla Slovacchia, fino al Nord Europa, dove il diavolo “punitore” dei bambini cattivi è chiamato Knecht Ruprecht. Quest'anno, a causa dell'emergenza Covid-19, tutte queste sfilate sono state sospese o si svolgeranno in tono decisamente minore, con l'obiettivo primario, dichiarato da tutti gli organizzatori, di evitare assembramenti.

Una tradizione radicata anche a Trieste.

Anche a Trieste, quella di San Nicolò è una festa particolarmente sentita e affonda le radici nella cultura e nella storia mitteleuropea del capoluogo regionale del Friuli-Venezia Giulia. La notte tra il 5 e il 6 dicembre è un momento di attesa e trepidazione per tutti i bambini triestini, che aspettano, infatti, l'arrivo del santo. Nei giorni precedenti, i piccoli scrivono a San Nicolò (proprio come accade di solito per Babbo Natale) una letterina con la quale esprimono al Santo le loro richieste per i giochi più ambiti, promettendo di essere più buoni e disciplinati.
Lungo le strade della città le vetrine mettono in mostra giocattoli, libri, dolci e addobbi. Tutte le famiglie aspettano San Nicolò, che distribuirà ai bambini più buoni dolci e giocattoli, mentre ai più discoli porterà del carbone.
Anche a Trieste si narra la leggenda delle tre povere ragazzine che rischiavano di essere vendute come schiave, in quanto la famiglia non era in grado di assicurare loro una dote con cui un giorno si sarebbero potute sposare. E sarebbe stato proprio il generoso San Nicolò a salvarle da questo infausto destino, recandosi nottetempo fino a casa loro e posando sulla finestra tre sacchetti pieni d'oro.

BACK