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Ritratto di Signora da Vienna a Piacenza: storia di un dipinto rubato e poi recuperato

Ritratto di Signora da Vienna a Piacenza: storia di un dipinto rubato e poi recuperato

Un bellissimo e raffinato "Ritratto di Signora" sparito due volte, sia nella versione originale, sia in quella ridipinta, poi ritrovato per caso e restituito ai legittimi proprietari. E' la vicenda rocambolesca e controversa di un'opera del celebre artista austriaco Gustav Klimt (1862-1918), maestro viennese della Secessione, che nella fase conclusiva della sua luminosa carriera, tra il 1910 e il 1911, fu riconosciuto ed apprezzato anche nel mondo artistico italiano: partecipò con successo alla Biennale di Venezia del 1910, e fu incoronato vincitore dell'Esposizione Internazionale di Arte di Roma nell'anno successivo, quando conquistò critici, collezionisti, appassionati e gente comune con il capolavoro "Le Tre Età della donna". Vale la pena soffermarsi sulla storia avventurosa di questo dipinto dal valore inestimabile, che riflette anche la temperie culturale di un'epoca, e la vita di un artista alquanto originale, del quale sia l'esperienza esistenziale, sia l'ispirazione creativa sono fortemente collegate all'Italia.

Ecco dove e quando l'opera misteriosa fu trafugata

Il "Ritratto di signora" di Klimt, acquistato nel 1925 dal collezionista e benefattore Giuseppe Ricci Oddi di Piacenza da Luigi Scopinich, risultò ad un certo punto essere una versione ridipinta dallo stesso artista e sovrapposta di un lavoro che era stato dichiarato perduto nel 1917. A rivelarlo, nel 1996, fu l'intuizione di una giovane studentessa, confermata poi da un'accurata indagine ai raggi X.

Il ritratto originale mostrava una donna con un cappello, "Ritratto di ragazza", che era stato esposto nel 1912 a Dresda, in Germania, ed era stato rappresentato solamente in un'illustrazione pubblicata sulla rivista "Velhagen & Klasings Monatshefte". Mistero nel mistero: non si capisce, infatti, perché Klimt avesse deciso di dipingere la sua affascinante "Signora" sopra i colori di una sua precedente opera.

La storia si tinse ulteriormente di giallo quando, il 22 febbraio del 1997, le autorità locali di Piacenza ufficializzarono che il dipinto era "smarrito". Il "Ritratto" era stato rubato qualche giorno prima, alla vigilia di una mostra speciale nella galleria Ricci Oddi, durante i lavori di ristrutturazione dell'edificio. Sottratto da qualcuno, che l'aveva portato via passando per i lucernari della Galleria, tanto che la cornice era stata abbandonata sul tetto del palazzo.

Un ritrovamento che ha davvero dell'insolito

Il 10 dicembre 2019, ben 23 anni dopo il furto, una borsa contenente il dipinto è stata recuperata da un incavo in una parete esterna della galleria da alcuni giardinieri che stavano eseguendo dei lavori di pulizia. A metà gennaio 2020, il dipinto è stato autenticato da un pool di esperti.
Nell'intercapedine di un muro esterno dello stesso museo, dove sono ospitati circa 400 capolavori, da Hayez, a Segantini, da Lega a Pellizza da Volpedo, la tela sarebbe stata lasciata poche ore prima del ritrovamento da parte di un giardiniere.
Il dipinto, risalente al 1916-17, è stato esaminato da esperti nella sede della Banca d'Italia di Piacenza, dove l'opera era stata portata e custodita per ragioni di sicurezza. L'esito delle indagini riflettografiche a raggi ultravioletti e infrarossi, delle riprese fotografiche in fluorescenza e a luce radente, è stato confrontato con le analisi fatte nel 1996. La corrispondenza tra immagini ha consentito di appurare che si trattava del dipinto originale". Il "Ritratto di signora" di Gustav Klimt, in condizioni discrete e bisognoso solo un po' di manutenzione, è stato finalmente restituito al museo da dove era stato trafugato da mani ignote. Il ritrovamento fu seguito anche da un colpo di scena, quando il quotidiano «Libertà» di Piacenza pubblicò la lettera di uno scassinatore sessantenne e di un complice che sostenevamo di aver fatto sparire la tela inestimabile e di averla riportata al museo. «Il nostro regalo alla città», dissero, e furono ascoltati per cinque ore dagli investigatori. Ma senza incriminazioni, perché il furto è prescritto e non c'è ricettazione, dal momento che il dipinto è stato effettivamente riconsegnato alla galleria.

Gustav Klimt, maestro e guru della Secessione Viennese

Nato nel 1862 in un quartiere di Vienna, Baumgarten. Gustav Klimt era il secondo di ben sette figli, dei quali tutti e tre i maschi si dedicarono alla pittura, ma solo le opere di Gustav divennero dei capolavori della storia dell'arte contemporanea. Dopo che il giovane artista ebbe completato l'incarico di decorare il cortile del Kunsthistorisches Museum di Vienna nel 1886, la sua figura di pittore cominciò ad avere un successo sempre maggiore e Klimt poté godere di una situazione economica molto stabile.
Nel 1897, insieme ad un'altra ventina di artisti di varie correnti, Klimt diede inizio alla secessione viennese, gruppo il cui simbolo era la Pallade Atena, dea simbolo della saggezza, e il cui comune obiettivo era l'esportazione dell'arte al di fuori del mondo accademico. In occasione della 14/a mostra del gruppo, Klimt realizzò il grandissimo Fregio di Beethoven, lungo ben trentaquattro metri.
Nel 1903, Klimt fece ben due viaggi a Ravenna, e rimase colpito dai capolavori dell'arte bizantina: i colori dorati e brillanti ed il richiamo al mondo dell'oreficeria (suo padre era un orafo) furono due degli elementi-chiave che portarono alla completa trasformazione del suo stile artistico. Tornato nella capitale austriaca, l'artista si mise subito al lavoro e realizzò la Giuditta Klimt del 1901, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I del 1907 ed il celebre "Klimt il Bacio", conosciuto internazionalmente anche come "The Kiss". Il periodo di massimo fulgore si concluse con la realizzazione della Giuditta II del 1909, che anticipò la nuova fase artistica del pittore, che non avrebbe più previsto la presenza di colori dorati, che non rispecchiavano più la società del momento: l'impero austro-ungarico era prossimo alla fine, la Belle Époque era al capolinea e nuovi artisti venivano alla ribalta.

I capolavori nello scrigno della Galleria di Belvedere

Il celebre e visitatissimo Castello del Belvedere di Vienna non è soltanto un fastoso ed elegante castello barocco in stile "italiano", ma anche la sede prestigiosa di una delle più importanti e preziose collezioni di opere d'arte in Austria. Custodisce le principali creazioni di Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka, ma il cuore della collezione è composto proprio dai 24 dipinti di Gustav Klimt, con le loro dorate suggestioni.
"Il Bacio" e "Giuditta" sono opere famose in tutto il mondo.
"Il Bacio", (180 x 180 cm) risale agli anni 1908/09 e ritrae Klimt e la sua compagna Emilie Flöge come una coppia di amanti. "Il bacio" è senza dubbio l'opera d'arte più famosa di tutta l'Austria, ma di sorprendente fascino sono anche i numerosi ritratti di donna di Klimt, un soggetto analogo a quello del dipinto trafugato a Piacenza e poi inaspettatamente ritrovato.
Nel 2018 la mostra permanente del Belvedere superiore è stata completamente riorganizzata: in sette sale tematiche distribuite su tre livelli sono esposte complessivamente 420 opere, dal Medio Evo al Barocco, dal Classicismo all'epoca Biedermeier. Al Modernismo viennese e all'arte intorno al 1900 è dedicato un ampio spazio, dove ha trovato la sua nuova collocazione anche il "Bacio" di Klimt.

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